IL LATO ETICO DELLA PELLICCIA
Il mercato delle pellicce è spesso associato all'idea di non-eticità, a dubbi rispetto alla sostenibilità ambientale e, soprattutto, alla crudeltà e mancanza di rispetto verso gli animali. Uno sguardo oltre le apparenze rivela, al contrario, una realtà parecchio differente.
SARA LOCATELLI
II settore riveste un ruolo esemplare nell'industria contemporanea: in un mondo sempre più green e attento al benessere animale, i pellicciai mettono al primo posto le esigenze dei consumatori. Ecco come.
QUAL È LA VERA SOSTENIBILITÀ
Chi considera crudele e irrispettoso per la vita animale vestire una pelliccia vera, nella maggior parte dei casi farà ricadere la propria scelta sulle pellicce cosiddette "ecologiche". Queste sono create senza lo sfruttamento di materiali di derivazione animale, con l'ausilio di fibre sintetiche. A un'analisi superficiale, le pellicce "ecologiche" appaiono come l'alternativa perfetta ed ecosostenibile: non implicano l'uccisione di alcun animale, né trattamenti crudeli. Ma è davvero così? I materiali impiegati nella produzione di pellicce sintetiche derivano in gran parte dallo sfruttamento di risorse petrolchimiche. Come ogni altro materiale plastico, l'acrilico - fibra predominante nella fabbricazione di eco-pellicce - impiega secoli per biodegradarsi. Ogni volta che un capo di eco-pelliccia viene lavato in lavatrice, nell'ambiente sono rilasciate fino a 1900 particelle plastiche inquinanti che finiscono nel sistema idrico e poi nelle correnti fluviali e marine, danneggiando gravemente l'ecosistema. Il numero di specie animali che soffrono dell’inquinamento plastico continua ad aumentare di anno in anno, causando direttamente o indirettamente la morte di un grandissimo numero di esemplari. Dal punto di vista delle risorse energetiche impiegate nella fabbricazione, è comunque la vera pelliccia a risultare più ecologica. Spesso, per la realizzazione di una finta pelliccia occorre una quantità di energia fino a tre volte maggiore rispetto a quella richiesta per un capo naturale. Non dimentichiamo che le pellicce vere sono materiale organico, rinnovabile, che viene lavorato per essere reso più durevole, ma che col passare degli anni è destinato a deteriorarsi e degradarsi per tornare alla terra. Con i vecchi accessori che timi utilizziamo più. oppure scartiamo, è addirittura possibile fare del compostaggio in giardino!
Sostegno alle comunità locali
La realizzazione di pellicce animali, inoltre, risulta fondamentale alla sussistenza eli molte comunità che vivono in territori remoti e basano la propria sopravvivenza sulla caccia. Si tratta principalmente delle popolazioni che vivono nell'estremo nord e seguono l'antica pratica di vivere con le risorse che la natura mette a disposizione. Quello che verrebbe scartato dai cacciatori perché inutilizzabile, viene venduto all'industria della pelliccia come pregiata materia prima. Vivendo grazie allo sfruttamento diretto del proprio ambiente, questi individui hanno un interesse diretto e immediato a proteggerlo e conservarlo sono i primi a lanciare allarmi quando la fauna e l'ecosistema sono minacciati dall'inquinamento o dall'eccessivo sfruttamento. Negli ultimi anni, inoltre, sono i cacciatori stessi ad essere proprietari delle maggiori case d'asta per le pellicce. Questo garantisce alla categoria un'equa retribuzione per la materia pregiata che fornisce: in più gran parte del valore deriva proporzionalmente dall'intrinseca scarsità di pelliccia disponibile ogni anno: è l'economia stessa a rendere il sistema ecosostenibili.
LO SPUNTO DEL DIBATTITO POLITICO
La discussione politica che ruota intorno al benessere animale si fa più accesa e approfondita di anno in anno. Risale al Marzo 2016 il rapporto dell'Eurobarometro che rivela che il 94% dei cittadini europei ritiene importante la protezione del benessere degli animali da allevamento; l’80% è inoltre convinto che i settori commerciali che sfruttano gli animali debbano essere regolati da apposite norme a livello europeo. Il messaggio è chiaro: la protezione del benessere animale è un argomento di grande rilevanza nell'agenda politica e a renderlo tale sono le preoccupazioni dei cittadini stessi. A spiegarlo in una recente intervista è Denis Simoilin, capo dell’unità del benessere Animale all'interno della Commissione Europea. Il concetto di benessere animale si forma alla fine del XIX secolo e progetto WelFur. L'esigenza è quella di essere proattivi, di anticipare i possibili quadri legislativi attraverso mezzi di qualificazione ad hoc. WelFur è un iniziativa che valuta secondo un rigoroso metodo scientifico il benessere animale: la certificazione è il mezzo perfetto per mettere l’acquirente nella condizione di compiere una scelta informata. A parlare è la massima autorità a livello europeo: la pellicceria è capofila ed esempio per tutti i settori industriali e ha ben compreso che, per continuare ad esistere e operare con successo, deve andare incontro alle aspettative della società in cui opera.
